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Fenomeni culturali

Smartphone life: uscire con gli amici per non parlare con gli amici

Buongiorno mondo digitale! Io ed il mio smartphone …

Mi sveglio la mattina e la prima cosa che faccio è prendere lo smartphone in mano, scrollare le news di Facebook del mattino o i brevissimi tweet, che cinguettano al posto degli uccellini sugli alberi. Nonostante abbia ancora le caccole agli occhi, la prima cosa che oramai mi viene spontanea fare è proprio questa: aprire lo smartphone e navigare sul mio veliero digitale.

E prima di alzare le chiappe dal letto, sto lì a guardare, a spulciare e a nuotare in tutta la home dei news feed liquida, finché non sono soddisfatto e satollo come un bebè. Almeno per 10 minuti belli e buoni.

Nel giro di una decina di anni o poco meno, le nostre abitudini sociali e comunicative sono cambiate drasticamente. Infatti, in questi periodi del nuovo millennio, quando sei seduto sulla tazza del gabinetto a farti i tuoi comodi speciali, non leggi più, come un tempo, le descrizioni degli ingredienti stampate sul packaging dei prodotti esposti in bagno sulla mensolina in alto a destra, ma scrolli un dispositivo touch.

Adesso ci sono gli smartphone o i tablet a tenerci compagnia, inebriandoci di colori e di sapori mai sentiti in passato.

 

Gli italiani 3.0 al pub e gli smartphone perenni

Attenzione! Premetto che non sono contrario all’uso della tecnologia durante il leggero fluire delle nostre giornate, ci mancherebbe: non sono, ovviamente, uno di quelli che punta il dito su tutto e su tutti per creare la polemica o per prendere più likes o views.

Lavoro grazie alla tecnologia, per fortuna. Perché mai dovrei lamentarmi?

Ma oggi, leggendo un post del canale Telegram “JuliusDesign”, mi sono imbattuto in questa info-grafica particolare ( link info-grafica https://telegram.me/juliusdesign/400 ) e quando ho letto che il 74% degli italiani non si staccano mai dal loro dispositivo tascabile, anche quando sono al pub con gli amici, m’è scattata la scintilla ed ho iniziato a scrivere queste quattro parole.

 

La “smartphonite” è una malattia? E’ pericolosa? E’ contagiosa??? …

La dipendenza da smartphone può essere una malattia? Può essere sintomo di cambiamento sia fisico che psicologico nell’uomo? Influisce sui nostri umori, sulle percezioni? Sulla nostra vita?

Potrebbe ma non sono un medico, uno psicologo. Però, quando sono con gli amici al bar, al pub o al ristorante e mi ritrovo circondato da persone che hanno il volto illuminato artificialmente dalle luci colorate dei proprio schermi, mi faccio questa domanda:

è proprio necessario rimanere incollati ai dispositivi anche adesso che siamo tutti insieme e possiamo parlare, gioire di un fatto positivo da condividere, raccontarci le nostre avventure giornaliere?

E ancora: senza l’ausilio di uno smartphone potremmo comunicare lo stesso, bastardi? Domanda retorico-sarcastica, naturalmente.

Siamo qui, al pub, io tu e Giorgino, sorseggiando una birroccia doppio malto. Perché starcene nascosti all’interno dei nostri mondi virtuali inattaccabili e personalizzabili? Stiamo assumendo comportamenti robotici? Meccanizzati? … E’ un bene? Un male? Boh …

 

Mordersi lo “smartphone” come la coda di un cagnolino.

A chi non è mai capitato di pensare per primo la frasetta: “ Oh, ma finiamola di starcene tutti per i cazzi nostri, davanti a YouTube. “. C’è chi l’avrà detto, chi no. Ma a tutti, a turno, è passata per la capoccia, questa affermazione.

La cosa più strana che mi è capitata è quella di predicare bene e razzolare male: se il giorno prima ero stato il primo a criticare e rimproverare i miei amici di stare sempre incollati su Facebook, l’indomani ero io il primo incollato sul social network e magari qualcuno mi rimproverava, anche se il giorno prima era lui stesso un drogato digitale incollato allo schermo. Insomma, il cane che si morde la coda. Bau bau, che confusione!

 

Comunicare o non comunicare: questo è lo smart-problema.

Secondo me, ci sono due modi differenti di fruire i contenuti interattivi:

1. Si parla di un tema in comune, al pub, tipo una moto 883 o la filosofia della “patata” ( difficilissima tra l’altro da comprendere ). Cerchiamo, quindi, su Google informazioni e confrontiamo le nostre idee con altri utenti per scoprire cose nuove tutti insieme, comunicando face to face mentre navighiamo. Argomentando in live!

2. Navighiamo in silenzio, davanti ad una birra glaciale, mugugnando ognuno per i fatti nostri.

 

Nascere con uno smatphone nella pancia della mamma.

E ci sono anche due categorie di fruitori:

1. I nativi digitali puri.

2. I nativi digitali non puri.

I primi non hanno vissuto a pieno l’era del mondo analogico. I secondi, sì. Io, che ho 32 anni, faccio parte della seconda categoria, quando c’era il Nokia 5110 con le cover monocromatiche intercambiabili. Che figata!

Quindi sono molto più arrabbiato con i “grandi” che con i poveri piccini senza esperienza.

 

Conclusioni. Un cambiamento nel paradigma sociale del mondo.

Arrabbiato è comunque un parolone: stiamo assistendo ad un cambiamento epocale.

Stili di vita alternativi, comunicazione alla velocità della luce, relazioni dilatate, tecnologia e realtà aumentata, caduta dei valori tradizionali, sesso virtuale, cyberbullismo, etc …

In tutto questo calderone di roba, ancora poco chiaro, c’è il nuovo che avanza. Portandosi dietro gioie e dolori. Sapori di tutti i tipi ed odori forti.

Un consiglio che do sempre alle aziende che curo digitalmente è questo: gettatevi in questo mondo social. Non abbiate paura di investire, non siete soli. Create la vostra community, content is the king etc …

Ma quando starete con la vostra fidanzata, con i vostri amici, non dimenticatevi di parlare. Non attraverso uno schermo di vetro ma attraverso la carne. Per non perdere totalmente l’essenza dalla quale veniamo.

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